venerdì 1 agosto 2014

A Fotografar le Storie



Basta guardarsi intorno per vedere che bambini e ragazzi scattano tante foto. Senza dilungarsi e lagnarsi riguardo al dilagare del selfie, ho pensato che questo poteva rappresentare una fantastica occasione.
Mi era già capitato di sorprendermi qualche anno fa, quando Beatrice ci chiese se poteva fare delle foto con una vecchia macchinetta. Naturalmente la perdemmo di vista quasi subito. Sarà finita in mezzo ai giochi, sarà dalla nonna, sarà in auto (la nostra seconda casa dove si accumula di tutto), sarà in qualche borsa...
Rispuntò fuori solo dopo qualche mese. Al momento di scaricare le immagini trovammo tutte queste foto tagliate all'altezza dei suoi otto anni, bellissime. I soggetti erano commoventi, sfocati, vicinissimi. Io in cucina, Giovanni che metteva infila le macchinine già con la sua mania di catalogatore, noi dentro casa e lei fuori dalla finestra, il cane, il prato.

Così, qualche tempo fa ho parlato con Sara Mattaioli, giovane fotografa di San Feliciano. Presto è venuta fuori un'idea per un laboratorio di fotografia e scrittura dedicato a bambini e ragazzi.
L'idea era questa: dare alcune indicazioni tecniche, qualche consiglio, qualche dritta e poi scattare insieme e scrivere. Sì, perché l'ingrediente segreto sarebbero state le parole, le storie dietro e dentro gli scatti.
Per far emergere i soggetti delle foto e le storie, abbiamo pensato di utilizzare un bellissimo gioco contenuto nel libro A Ritrovar le Storie, di Anna Maria Gozzi e Monica Morini con le illustrazioni di Daniela Iride Murgia (Edizioni Corsare). Lo abbiamo stampato bello grande e utilizzato nei nostri incontri.
Abbiamo chiamato il laboratorio A Fotografar le Storie e siamo partite.

Abbiamo trascorso tre mattinate insieme a 14 tra bambini e ragazzi (dai 10 ai 14 anni).
Il primo giorno dedicato ai ritratti, il secondo agli oggetti, il terzo al paesaggio.
Nella prima parte della mattina i ragazzi ascoltavano Sara, lei proponeva foto, esempi, consigli e poi ci  metteva all'opera.








Nella seconda parte invece giocavano un po' con me e con le storie.
Lanciando dadi ci siamo lasciati sballottare tra le caselle. Così abbiamo potuto scrivere di animali, casa, felicità, vestiti, amore, lavoro... Si scriveva, molto brevemente, si condivideva quanto ricordato, scritto, pensato.













Il pomeriggio a casa, ciascuno per conto proprio scattava altre foto. Non tante, pochissime. Ne chiedevamo tre al massimo in modo che fossero costretti a scegliere senza disperdersi in mille scatti tutti uguali. Il giorno dopo si scaricava tutto, si guardavano insieme le fotografie e poi si ricominciava.

Sono state tre mattine molto belle, abbiamo sentito il privilegio di poter guardare con i loro occhi e di ascoltare qualche pensiero. Era un esperimento estivo ma per noi è riuscito e torneremo alla carica chiedendo più tempo per stare insieme.
Al di là della qualità delle immagini e dei testi, la cosa importante per noi era quella di spingerli a trovare un proprio punto di vista, a mostrarlo agli altri senza imbarazzi. Volevamo che sapessero che ci interessava quello che gli passava per la testa, quello che attirava la loro attenzione. Che avessero insomma un'occasione di ascolto, di condivisione e scoprissero che anche quando scattano una fotografia possono raccontare qualcosa di se stessi. Che anche quello è un mettersi a fuoco, pian piano.

A ciascuno abbiamo regalato una macchinetta speciale. Le ha fatte mio papà con del legno riciclato dipinto di bianco, qualche vite, un po' di colla e i nomi scritti con una vecchia etichettatrice dymo.



Ma non è finita perché sabato si terrà una piccola inaugurazione al Museo della Pesca di San Feliciano. dove Sara espone le foto del suo bellissimo progetto Lacustri illustri (sconosciuti). Ha gentilmente lasciato uno spazio per i ragazzi all'interno della sua mostra e così abbiamo creato una locandina proprio per loro.



Stiamo preparando una saletta dove esporremo una scelta delle loro foto in formato cartolina: davanti lo scatto, dietro un estratto, una frase, un pensiero tra quelli scritti di fuga su taccuini e foglietti.
Ce ne saranno più copie di ciascuna così che ognuno potrà portarsi a casa le proprie, prendere quelle degli altri, scambiarle.
Ne metto qualcuna come esempio.
Nelle prime, fronte e retro.










 



Ancora qualche immagine...







 Grazie a Sara, grazie a Giuliana di Edizioni Corsare.


Grazie a Federica del Museo della Pesca e alla pro loco di San Feliciano.
Grazie a Margherita, Letizia, Beatrice, Enrico, Giovanni, Sophie, Elisabetta, 
Rachele, Ludovica, Teresa, Anna, Elena, Martina, Vincenza.






giovedì 10 luglio 2014



Onorata nel leggere questa recensione, curiosa di farlo in un'altra lingua, d'accordo con la riflessione sulla poesia, stupita per la precisione con la quale chi scrive ha centrato l'intento che ha fatto nascere testi e immagini, felicissima che il libro sia stato letto, goduto e giudicato per tutte le sue componenti (le mie parole, le illustrazioni di Marina Marcolin, l'intuizione e le scelte dell'editore Topipittori).

Questa recensione è apparsa su un blog spagnolo, firmata da Juan Senís Fernández, del Departamento de Didáctica de las Lenguas y las Ciencias Humanas y Sociales, della Facultad de Ciencias Humanas y Sociales, Universidad de Zaragoza.









mercoledì 2 luglio 2014

A Fotografar Le Storie


Piccolo esperimento estivo.



lunedì 23 giugno 2014

Le parole giuste su Zazienews!


Che bella questa recensione! Quando l'ho letta è stato come aprire un biscotto della fortuna e trovare un biglietto con una sola parola, un imperativo: "Rilassati".
Perché proprio "rilassati"? Perché in questo libro, insieme e dentro la storia che racconto, c'è anche un pezzetto della vita di amici molto cari e mi sta a cuore che venga capito, accolto. Ci sono temi importanti (la dislessia, ma anche il trapianto) che ho voluto provare a raccontare ai ragazzi in un tentativo che non tradisca né la loro complessità, né l'intelligenza dei lettori.Contenta anche per il riferimento alle clarisse e a Topipittori
Le mie parole ringraziano Grazia Gotti.





martedì 10 giugno 2014

"Le parole giuste" su Liberiamo.it


Qui, un'intervista per "Le parole giuste" dove si parla di dislessia. In realtà, in questo piccolo libro, c'è molto altro.
Non mi piacciono molto le "etichette", tuttavia questa volta sono contenta. Se rispondere a qualche domanda fin troppo circoscritta servisse a far conoscere la dislessia e l'importanza di una diagnosi precoce, sarebbe già qualcosa.




http://www.libreriamo.it/a/7695/le-parole-giuste-di-silvia-vecchini-per-aiutare-i-bambini-dislessici-bisogna-prima-conoscere-a-fondo-questo-disturbo.aspx

venerdì 6 giugno 2014

"Semi e Parole", libreria Radice Labirinto



A Carpi ho incontrato una libreria che è un piccolo gioiello. Si chiama Radice-Labirinto
Alessia e Dario, coraggiosi, appassionati, infaticabili librai, mi hanno accolto nel migliore dei modi.

Marina Marcolin ed io siamo state ospiti dell'iniziativa Semi e parole. Già il titolo mi aveva messo allegria. Quella del seme è una delle mie immagine preferite. Alessia ha utilizzato un testo di Poesie della notte, del giorno, di ogni cosa intorno (Topipittori) per il programma. Insomma, eravamo in perfetta sintonia.

Quando senti l’estate arrivare
metti tra le cose da fare
cogliere un papavero premere
il pistillo stampare una stella
sulla fronte di un’amica
fischiare usando un filo d’erba
lasciare una briciola in terra
e aspettare una formica
cercare un soffione prendere
fiato soffiare insieme
ricordare che ogni desiderio
è un seme.

Eravamo fuori, sulla piazza. Abbiamo potuto montare la nostra tenda itinerante. C'era un poco di vento ma Alessia aveva pensato a tutto ed è stato facile. 




Marina ed io abbiamo nascosto nelle taschine tanti piccoli sacchetti: ciascuno conteneva semi di fiori e una parola segreta. Li avremmo regalati alla fine. Perché per me, con i bambini, alla fine, al momento dei saluti, ci deve essere un inizio.



Sono arrivati i bambini e ci siamo messi a parlare, a leggere poesie, a raccontare come Marina aveva disegnato attorno, dentro e fuori i versi. E' stato bello vedere che i bambini coglievano alcune delle sue scelte al volo, entravano nella poesia con più facilità e immediatezza osservando un particolare, un colore.


Poi ci siamo messi a scrivere. Anche se eravamo in una piazza e la gente passava e passava. Eravamo in un posto protetto, intimo. E' bastato un tetto di lenzuola.
Bambini fortunati! Hanno avuto in dono alcune immagini disegnate per l'occasione da Marina: foglie, fiori, sassolini, formiche, chiocciole... Un poco di prato è entrato nella nostra tenda e abbiamo provato a dire se l'elemento che avevamo ricevuto ci somigliava, quando, perché.





Breve l'incontro ma intenso. Bello risvegliarsi alla fine, leggere insieme quello che abbiamo scritto, portare a casa un pensiero, un disegno, portarsi anche dei semi e una parola per ricominciare a scrivere.



Grazie Alessia, grazie Dario. 
Buon lavoro e buona semina. 




martedì 3 giugno 2014

Le parole giuste




Domani esce un nuovo libro. Pensato ormai quattro anni fa, scritto da due.
La sua scrittura è stata una necessità a cui ho obbedito. Tutto è nato in alcuni giorni d'estate.
I giorni in cui, due carissimi amici hanno affrontato insieme una donazione e un trapianto.
Siamo stati onorati di ospitare la loro figlia di dieci anni a casa nostra, con i nostri bambini.
Sono stati giorni intensi, pieni di domande ma anche di giochi. Di sole, di bagni, di giostre ma anche di preghiere della sera, mani che si intrecciavano, cartoni animati, litigi, monopattini o bici per tutti o per nessuno.
Abbiamo imparato ad aspettare che arrivasse una buona notizia, a dire poco e bene, a dire con il cuore e alla fine a tirare il fiato quando si seppe che tutto era andato nel modo giusto.
In mezzo c'è stata anche la dislessia. Lieve, affrontabile, uno scherzo rispetto alla grandezza di tutto il resto. Eppure, quella dislessia (poi incontrata più e più volte in tanti bambini e ragazzi nelle scuole che mi è capitato di frequentare) mi diceva qualcosa in quell'estate alla ricerca delle parole giuste.
Così ho pensato a Emma, l'ho voluta, desiderata. Ho voluto che la storia me la raccontasse da dentro proprio lei. Un poco cresciuta, l'ho immaginata infatti alle medie.
L'ho messa alle strette perché nella vita non fila tutto liscio. L'ho pensata alle prese con tante parole: il trapianto che riguarda il papà, la scuola che non va, l'amicizia che cambia quando non te lo aspetti, il primo amore che arriva.
L'ho voluta un po' sola perché, per quanto ci fosse gente attorno, quel tempo di attesa è stato per tutti, singolarmente, una strettoia in cui passare uno alla volta.
Le ho dato una sponda, una riva, un gancio a cui afferrarsi. Ho pensato che sarebbe stato bello che fosse all'interno della scuola anche se un po' estraneo, sbilenco. Ho voluto che dentro ci finisse ancora una volta la poesia. Insieme ad altre cose (tra cui un millepiedi elettrico, dei biscotti della fortuna, una palla delle risposte, due canzoni, una mappa celeste...). Come tante porte per dire che ciascuno deve poter trovare un ingresso, un'apertura, la smagliatura in cui passare e ritrovarsi finalmente al proprio posto.
Infine, sì, come praticamente in ogni cosa che scrivo, anche qui c'è una bicicletta.




Grazie dunque a Lucia, Maurizio e Benedetta.

Grazie a Maria Chiara Bettazzi che ha ascoltato questa storia in mezzo alla confusione di una fiera e ha pensato che poteva finire in un libro.

Grazie ad Antonio che con me ha pazientato in questo tempo di gestazione, che si è un poco mescolato al papà del libro che rintuzza, precisa, riprende, scherza, canta ma soprattutto grazie per quell'estate passata in 5 + 1 con uguale dose di allegria e preoccupazione, stringendo ancora un poco il nodo che ci lega e ci tiene stretti agli altri. L'unico modo per durare.


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