lunedì 25 aprile 2016

Scrivere insieme


Si continua.
In libreria con insegnanti, appassionati, curiosi.
A scuola con i bambini.



Mi piace sempre di più condividere la pratica della scrittura, anche per poche ore.
Respirare insieme quel tempo attorno a tavolo, avere il silenzio come nutrimento, sentire la concentrazione e l'energia che cresce, ascoltare quello che altri hanno scritto, pensato.
Il corpo a corpo con la scrittura in solitaria è ben altra cosa, si sa.
Ma questo scrivere insieme apre porte misteriose che mi sembrano importanti.





 Scuola Primaria, Assisi




Libreria La casa sull'albero, Arezzo


Libreria Paci, Città di Castello, Perugia



Scuola Primaria, Cantù

Per leggere un bel reportage dell'incontro nella Scuola Primaria di Cantù
scritto dall'insegnante Antonella Capetti:




venerdì 22 aprile 2016

Le parole giuste a Prato



Qualche giorno fa a Prato ho avuto la fortuna di incontrare tante, ma tante classi. Credo venti, ma ho perso il conto. La cosa straordinaria è che tutte avevano lavorato sulla storia de Le parole giuste (Giunti) con fantasia, creatività, approfondendo temi difficili, dialogando in classe apertamente. Mi hanno fatto un sacco di sorprese.
C'è chi ha suonato le canzoni della storia, chi è venuto con la stessa bici di uno dei personaggi, chi ha scritto poesie, chi ha preparato i biscotti della fortuna, chi ha girato dei video, chi mi ha fatto trovare una tenda, chi ha fatto interviste, chi si è occupato del servizio d'ordine, chi ha preparato l'audiolibro, chi ha recitato in vero teatro.
Mi sono proprio emozionata.

Anche perché, tra tutti quei ragazzi, c'erano tante "Emma", ragazzi dislessici che fanno un sacco di fatica e che hanno trovato il modo di uscire fuori senza paura.
 Grazie mille volte all'Aid (associazione italiana dislessia) di Prato.


domenica 27 marzo 2016

Un tappeto morbido per Finalmente qui!


Sono voluta rimanere in tema con il libro e questa volta ho chiesto aiuto alla mamma. Io so a malapena attaccare un bottone, lei è bravissima. Ecco il nostro tappeto per leggere Finalmente qui (Bacchilega) con i piccini!




giovedì 18 febbraio 2016

Di asini, papà e bambini



Due asini.
Uno grande, uno piccolo.
Papà e bambino che passano del tempo insieme e si divertono. Il succo è tutto qui.
Ma c'è qualcosa in più.

Gaetano è nato dalla matita di Sualzo nel 2005 quando ancora non c'era nessuna storia. Disegnò un asino che andava di corsa, le orecchie spinte indietro dal vento, gli zoccoli sospesi da terra, le corte gambette tese nello slancio. Mi fece molto ridere e da lì a poco iniziammo a chiederci chi fosse.
L'opportunità per scoprirlo arrivò con il mensile GBaby e il suo direttore, Stefano Gorla che stava cercando storie per i piccolissimi. Fumetti come esperienze di pre-lettura. Brevissime storie, balloon con stampato maiuscolo, attenzione ai passaggi logici tra le sequenze.
Iniziammo a pensare storie di due tavole. Affiancammo a Gaetano una spalla, una bambina. Gaetano era sostanzialmente un combinaguai che oscillava tra entusiasmo esagerato e pigrizia. Le storie sono uscite sulla rivista per sette anni. Una bellissima scuola.

Ogni anno ci ripromettevamo di tentare il salto fuori dalla doppia pagina per una storia più lunga. Diversi tentativi sono andati a vuoto.
Poi c'è stata un'occasione perfetta. Bao Publishing chiese a Sualzo di proporre una storia per quella che poi sarebbe stata l'etichetta Ba-Bao.

Sualzo e io ricominciammo a pensare.

Chi è Gaetano. Chi c'è con lui. Che fa. Che gli frulla in testa.

Nel mezzo di quella esplorazione accade un evento che segnò profondamente noi e tutta la piccola comunità in cui viviamo. Due fratellini rimasero improvvisamente orfani della mamma.
Da un momento all'altro soli con papà.


Quando abbiamo scritto la prima storia di Gaetano e Zolletta pensammo per tutto il tempo a loro. Uno dei due bambini amava e ama la pesca. Il nostro primo libro iniziò così su un piccolo pontile per finire sulla Luna.



Lo scorso anno siamo tornati a scrivere per i nostri due asini. Come per la prima, abbiamo voluto che anche nella seconda ci fosse un concentrato di avventura, imprevisti, soluzioni ingegnose, divertimento ma anche di tenerezza, vicinanza, manifestazione del proprio affetto. Volevamo che in pagina genitore e bambino potessero ritrovare lo stupore di essere un dono l'uno per l'altro.

A partire dal 2014 con l'uscita del primo volume Un posto perfetto e ora con La supersorpresa abbiamo portato questi due personaggi in tante scuole, festival, librerie incontrando numerosissimi bambini. Il fatto che nella storia ci siano solo papà e bambino non fa nessun problema perché lo spirito d'avventura catapulta subito i lettori nella storia e la consistenza di Gaetano come papà mette al riparo da ogni tristezza.



Qualcuno a volte fa la sua ipotesi sul perché non ci sia la mamma.
Tanti bambini attraversano la separazione dei propri genitori e vivono l'esperienza di un tempo diviso tra quello della mamma e quello del papà. Per loro quindi non è affatto un mistero.
Se vogliono condividere le loro osservazioni, le accogliamo.
Dunque, dentro una storia apparentemente semplice, alcuni bambini trovano qualche cosa che li rappresenta senza che la si dichiari in partenza.

Tutto questo per dire che non è stata un'operazione indolore pensare i nostri due asini così come sono. Io stessa ho dovuto sforzarmi un poco nel mantenere l'idea inziale di questa coppia. Perché quando si tratta di bambini (anche un asino bambino) tendo a desiderare di ricomporre tutto, ogni frattura, ogni crepa. Sanare, medicare.
Una protezione, sì, ma anche il mio personale "censore interno".
Natalie Goldberg lo descrive così: «un meccanismo interiore che cerca di tenere tutto sotto controllo e dimostrare che il mondo è qualcosa di solido e permanente, durevole e logico. Ma il mondo non è affatto permanente. Il mondo cambia in continuazione ed è pieno di sofferenza umana».

Lasciato da parte questo censore interno abbiamo scritto una storia di amore tra un papà e il suo bambino. E abbiamo capito che è questo che medica e risana. E ci siamo divertiti e commossi.


Qualche giorno fa ho finalmente potuto leggere il bel libro di Matteo Pelliti, Dal corpo abitato (Luca Sossella editore). Poesie sulla casa che si sgretola e diventa plurale, sull'identità e la sua trasfromazione attraverso un trauma familiare e personale come quello della separazione.
Ma dentro questo libro io ho trovato soprattutto un papà e una bambina.




Insomma, nelle nostre piccole storie di asini abbiamo voluto mettere due avventure per tutti i bambini e per tutti i genitori ma abbiamo anche nascosto una chiave per i bambini che stanno vivendo una decisione che non è loro, sulla quale non possono fare niente.
Se non prendere tutto il buono che c'è (ed è tanto, tantissimo) nell'amore di chi si occupa di loro con dedizione, pazienza, allegria.

P.S.

Gaetano e Zolletta La supersorpresa, la nuova storia, è dedicata al giorno in assoluto più atteso dai bambini. Secondo il nostro sondaggio (fatto su centinaia di bambini) la classifica è questa:
Al terzo posto: il giorno della fine della scuola.
Al secondo posto: Natale.
Al primo posto: il proprio compleanno.


Non che i bambini che abbiamo incontrato facciano chissà che cosa in quel giorno ma solo immaginarlo dà loro una specie di euforia piena di possibilità. Sì, i bambini vivono il presente, verissimo. Ma hanno una capacità straordinaria di immaginare il futuro. E di goderne mentre lo immaginano.
Anche Giacomo Leopardi, che di sicuro non portava inviti al proprio compleanno su di un sidecar guidato da Monaldo, definiva la propria infanzia come quel “benedetto e beato tempo, dov’io sperava e sognava la felicità, e sperando e sognando la godeva".










giovedì 4 febbraio 2016

Finalmente qui





Ho iniziato a scrivere le brevi poesie di questo libro un paio di anni fa. Un piccolo gruppo. La sollecitazione è arrivata da amici che stavano avendo i loro bambini e così mi capitava di nuovo di prendere in braccio, cullare, accarezzare un neonato.
Un'esperienza che ho sempre cercato fin da quando, ancora piccina, chiedevo con insistenza di visitare l'asilo nido confinante la scuola dove insegnava mia mamma. Se mi veniva concesso di stare accanto a un bambino di pochi mesi io lo sentivo come una specie di miracolo.
Intorno ai sedici anni in edicola compravo tre riviste: Windsurf, Poesia e Insieme.
Ho avuto la mia prima bambina abbastanza presto secondo le statistiche attuali. Avevo ventiquattro anni quando è nata Beatrice. Desiderata moltissimo, attesa con l'inconscienza della prima volta, una lunga attesa piena di forza, energia, molta meraviglia e gratitudine per il mio corpo che fino a quel momento mi aveva portato qua e là, fatto andare in bicicletta, studiare, amare, correre e adesso riusciva pure in questa impresa.

Poco prima di partorire, senza cercarle, arrivarono alcune brevi poesie. Una specie di eccedenza di stupore e di mistero che aveva finito di lavorare in me e ora sentivo di voler dire anche fuori.
È accaduto lo stesso anche con gli altri due figli. Pochi versi in un tempo irripetibile.
Quando però sono nati, nel tempo della cura, allattamento, accudimento era come se le parole da scrivere sparissero. E sparissero per mesi e mesi. Semplicemente non scrivevo più versi per un  tempo che percepivo lunghissimo. Tutte le parole precipitavano in quella lingua sorprendente e allo stesso tempo simile alla litania che sentivo crescere e fluire ogni volta che avevo tra le braccia il mio bambino appena nato. Parole, paroline, sensate e prive si senso, parole dentro i baci, parole nelle orecchie, sui piedini, affondate nella pancia, nel solletico, sotto il collo, dietro la guancia. Invenzioni, tiritere. Tutte le parole finivano lì.

Il motivo era abbastanza semplice da capire. Lo dice anche questo un distico, l'unica poesia che ho scritto subito dopo una nascita, quella di Beatrice che ha inaugurato tutto.

Il pianto la fame la cura il sonno.
Il giorno ruota attorno a questo sole.


Il tempo della cura si prendeva gioiosamente tutto, interamente tutto. Anche la parola ruotava attorno a quel sole pieno di bisogno, sempre acceso.

Ora è arrivato questo libro. Quattordici brevi poesie pensate per neonati, i bambini sì, ma anche  mamme e papà che sono nati insieme a loro. È una breve raccolta per festeggiare alcune conquiste del primo anno. Con tenerezza e con fiducia.



Le immagini sono di Sualzo che ringrazio tanto per aver rivoluzionato il suo modo di disegnare cercando di trovare un punto di vista adatto. Quello del dettaglio e della minima distanza.
Insieme ringraziamo di cuore Stefania Costa, Angela Catrani, Alfonso Cuccurullo e l'editore Bacchilega che ha dato ascolto a quello che era ancora un desiderio.

Qui potete vedere un brevissimo booktrailer.




P.s.
Per grandi problemi durante la gravidanza, mia mamma ha dovuto vegliare tutto il mio primo anno con una preoccupazione costante, un cuore allarmato e una grande fiducia che potessi fare ciao, deglutire, afferrare, vedere, sentire, camminare.
Nel cuore dedichiamo questo libro a tutti i bambini per i quali il primo anno è pieno di ostacoli e pericoli. Forza forza forza.

(Ah, grazie mamma. Sempre).

Scrivere in libreria!


Ad Arezzo, presso la bellissima libreria La Casa sull'albero
un laboratorio di scrittura per insegnanti della Scuola Primaria.

martedì 22 dicembre 2015

Vetro prima di Vetro


Vetro è nato davanti al mare. Due figlie, Beatrice di dodici anni e Teresa di cinque.
Stavamo per entrare in acqua quando Teresa ha raccolto un piccolo frammento verde bottiglia scovato in mezzo alla sabbia e a pezzettini di conchiglia. Era così sorpresa del colore, della forma che ha pensato subito a uno strepitoso ritrovamento, una pietra preziosa, forse magica. Mentre me lo mostrava mi sono ricordata che anni prima anche Beatrice aveva giocato con dei frammenti molti simili. Avevamo pure inventato una storia. Mentre cercavo di riacchiapparla nella memoria, Teresa va da lei per mostrarle quello che ha trovato. Mi volto per osservare. Eccole: Beatrice guarda l’orizzonte largo e luminoso, i piedi in acqua. Teresa alza le mani a coppa, lei abbassa lo sguardo e le dice: «Lascialo giù, è solo un vetro».
Non era una scortesia, né un dispetto. Era quello che vedeva. Tanto che Teresa non si è scoraggiata affatto ed è tornata da me, si è assicurata che lo mettessimo al sicuro e poi siamo entrati tutti in acqua.
Entrare nell’adolescenza è davvero entrare in una galleria. Tutti ti avvertono di una trasformazione imminente, anzi già in atto. Ma il vero, primo ingresso nell’adolescenza è forse un attimo preciso di consapevolezza.

Sarà capitato a tutti un qualche momento particolare verso l’inizio dell’adolescenza in cui improvvisamente abbiamo avuto consapevolezza della vita e del mondo che ci circonda, della loro complessità e della loro finitezza. È stato un momento emozionante, contemplativo, confusamente carico di meraviglia e di dolore. (…) “Ma allora è dunque questo la vita?”, dove “questo” sta a indicare qualcosa di duro, di inscalfibile, di spietato e nel contempo di ipnotico e seducente, che affascina nell’istante stesso in cui delude irreparabilmente. La seconda nascita, Fenomenologia dell’adolescenza di Giuseppe Pellizzati, Franco Angeli.

Duro, inscalfibile, spietato. Vetro.
Così, nei mesi successivi, seduta a bordo campo mentre Beatrice giocava le sue partite, mi sono portata dietro questo pensiero e ho provato a scrivere un breve racconto.
Quando l’ho terminato mi sono ricordata di un testo scritto a sedici anni e utilizzato in una minuscola mostra che avevo allestito in un piccolo borgo l'anno successivo.

“Cuore mio/ pezzo di vetro/ attraverso vedo distorto”, iniziava così.



Era quello che sentivo. Più mi studiavo e mi guardavo in quel momento e meno mi afferravo. Sentivo il bisogno di un pensiero tagliente che facesse ordine. Attraverso il cuore non vedevo chiaramente. Per la mostra, dopo aver provato varie soluzioni (in giro con mia mamma su una Renault 5 per vetrerie di campagna) mi decisi per una mattonella di quelle da bagno o da piscina e incorniciai il testo mettendolo sotto vetro. L’effetto era quello che volevo io.
Così ho recuperato parte di quel testo e l’ho completato. Il testo scritto a quattro mani con me stessa è finito in quarta di copertina.



Quando il libro è uscito mi sono chiesta se quella mattonella ci fosse ancora. Ho saputo che mio padre l'aveva conservata nel suo garage. Sono andata prenderla e l'ho fotografata con il testo nuovo.



Crescere è emozionante e complicato. A volte si passa per sentieri difficili nei quali si hanno rivelazioni inaspettatamente deludenti e seducenti insieme.
Quest’anno spero mi capiterà di scrivere con i ragazzi. L’editore Fulmìno (edizioni@fulmino.it) ha infatti preparato delle bellissime cartoline. Sono state pensate per scrivere a se stessi, come fa la protagonista del racconto. Un promemoria su chi siamo in questo momento, su cosa ci piace, cosa desideriamo, cosa ci fa paura. Così, usciti fuori dalla galleria, sapremo riconoscerci e salutarci come si deve. Perché per tante cose che si lasciano andare ce ne sono altre che resteranno. Per me ad esempio, una cornice con un vetro, l'inizio di una poesia e il nome scritto a destra su un foglio di acetato nella fotografia in alto.

P.S.
Questa è la recensione di Vetro scritta per la rivista Andersen da Caterina Ramonda che ringrazio di cuore.



lunedì 14 dicembre 2015

Poesia in coda




Duro intelligere e morbido sentire
il peggio che ci possa capitare.

Sono affezionatissima a questo distico di Patrizia Cavalli perché descrive esattamente le persone che più mi incuriosiscono e con le quali mi sento in sintonia. Antonio, per dire, me lo sono scelto così.
"Duro intelligere". Magari sbaglio ma ho sempre inteso con queste parole l'affondo del pensiero senza sconti, quello che tocca le giunture, che non si ferma finché non ha portato a compimento la sua indagine. Ecco, quando questo modo di vedere le cose si incontra con un sentire "morbido", capace di accogliere, di compatire e sentire l'altro profondamente allora si è dentro a un orizzonte scomodissimo ma, per il mio punto di vista, pienamente umano, contraddittorio, fecondo.
Appena ho conosciuto Giovanna Zoboli sono stata certa che questo "peggio che possa capitare" fosse toccato anche a lei.
Qualche settimana fa ho ricevuto in regalo le sue poesie, due libri.
Prima avevo letto solo un paio di poesie postate sul blog Topipittori che mi avevano molto colpita: una dedicata a un gatto triestino (http://topipittori.blogspot.it/2012/07/il-gatto-dei-topi.html) e l'altra a un particolare della pala di Brera di Piero della Francesca (http://topipittori.blogspot.it/2014/04/ab-ovo.html).
I libri però non li conoscevo.
Me li sono portata a spasso in questi giorni. In particolare durante i colloqui dei figli. È stato interessante. Non solo perché le poesie di Giovanna sono veramente belle, con il suo gusto per il suono, per la chiarezza, la nitidezza della sua ricerca ma anche il senso profondo, la compassione che si legge in ogni pagina e che ha fatto sorgere qualche considerazione come note a margine del pomeriggio speso nei corridoi illuminati dai neon.
Per chi frequenta i colloqui sa che, di norma, più si sale di grado con la scuola più sale il coefficiente di nervosismo e litigiosità degli adulti in attesa. L'ordine in coda non è rispettato, ci si apposta, ci si scruta, qualcuno lascia un figlio, una zia, la nonna a tenere il posto, la geografia dei volti si confonde, saltano i punti di riferimento, le notizie dietro la porta possono essere non ottime, poco soddisfacenti, cattive. E poi c'è la questione tristissima della competizione tra genitori che si riconoscono tra loro nemmeno avessero un cip e si mandano segnali ostili così potenti che friggerebbero un uovo se questo fosse sospeso in aria.
Beatrice ora è al secondo anno del liceo musicale, Giovanni alle medie, Teresa ancora alla primaria. Diciamo che facendo almeno 4 colloqui all'anno per ogni figlio a questa data abbiamo ormai un buon campionario (se ho fatto bene i conti siamo sui 72 colloqui senza contare gli anni della scuola dell'infanzia). Siamo stati abbastanza fortunati con la scuola in genrale, con gli abbinamenti, le classi, gli incarichi annuali, le sostituzioni. Ma anche quando tutto fila liscio può sempre capitare che tuo figlio semplicemente non sia stato "visto", messo a fuoco, che ti parlino quasi di una figuretta piatta, un numerino, un cognome. Come si spiegherebbe altrimenti la gratitudine che proviamo quando un professore dimostra di aver presente (nel bene e nel male) di chi si sta parlando?
Quindi? Quindi è utilissimo portarsi un libro di poesia mentre siamo in fila per ascoltare quello che i professori hanno da dire dei nostri figli.
Per ricordarci che il mondo è molto più grande di quella scuola. Che i nostri figli sono molto più forti, hanno molte più risorse e più potenzialità ma anche che possiedono più lati nascosti, più fragilità, più bisogni di quello che certificano i loro voti. Che mai dovremmo confondere le prestazioni scolastiche con il loro volto. Che tutto è più complesso e occorre una maggior cura dentro e fuori la scuola.
Che il mondo è più bello, più misterioso, più cupo e più luminoso insieme.
Duro intelligere, morbido sentire. Ecco quello che ci serve.

Per i prossimi colloqui, se volete passare un pomeriggio interessante, portatevi un libro di poesia in borsa. Brevi letture. Sbirciatine. Se poi vi prende particolarmente, vorrà dire che qualcuno vi ruberà il posto nella fila ma guadagnerete in pazienza, ampiezza, chiarezza della visione e tenerezza insieme, tornerete a casa con la voglia di dare un bacio ai vostri figli comunque sia andata.
E se volete fare questo esperimento io vi consiglio di cuore La solitudine dell'ospite (Manni) e  A Milano nessuno è milanese (LietoColle) di Giovanna Zoboli.

Il suo sguardo è acuto, l'affondo del pensiero potente, alta la compassione che si posa su tutte le cose, sincero il suo sentire e il suo coraggio di nominare anche ciò che non si vede (e che si sa, è la parte che rimane spesso fuori delle griglie di valutazione e non di rado la più interessante).

 
 

 




martedì 24 novembre 2015

SCRIVERE ALLO SPAZIO BK con CARTA + VETRO + POESIA





Due parole su CARTA + VETRO + POESIA, due giorni di scrittura alla libreria Spazio bk.
Mi è servito tutto il lunedì per disfare le valigie, lavare, stirare, raccapezzarmi tra quello che avevano da fare i figli e gli arretrati. E me la sono cavata abbastanza bene. Ma il lunedì non è bastato per mettere ordine nei pensieri dopo il corso di scrittura.
Proprio perché “La vita non è in ordine alfabetico” ho deciso alla fine di lasciar perdere e non sistemare troppo ciò che non può essere piegato e stirato e riposto in un cassetto.
Quello che accade quando un gruppo di persone si ritrovano a scrivere insieme non è tra le cose più facili da raccontare perché sono tante le energie che si mettono in movimento, si toccano, ritraggono. La scrittura lavora dentro e fuori, crea ponti sottili come un capello, tenacissimi nel ricordo e nell’impressione profonda che lasciano alcuni testi. E poi ci sono passaggi, collegamenti e suggestioni che è bene che restino interne al gruppo a covare ancora un po'.
Perciò dirò soltanto che per me sono stati due giorni stupendi, densi, luminosi. Mi sono emozionata, commossa, divertita, sorpresa.
Il gruppo era assortito e fantastico. Ciascuno ha lavorato molto: scrivendo, condividendo la propria scrittura, andando più a fondo, più avanti, mettendosi alla prova. Ma non solo. Ciascuno ha fatto un lavoro serio di concentrazione e accoglienza ascoltando le storie degli altri e le voci di poeti e scrittori che via via proponevo.
Non è scontato che accada e che, durante un corso, si scrivano cose così belle.

Ringrazio davvero di cuore tutti.

Parto da Diletta Colombo e Chiara Bottani della libreria Spazio bk che hanno voluto questo appuntamento e lo hanno organizzato in modo impeccabile.

E ringrazio soprattutto chi ha scritto con me: Alice Keller, Kaika Kau, Giulia Mirandola, Vera Frigerio, Sara Dalla Pozza, Lodovica Cima, Sara Rossetti, Sara Stangherlin, Federica Rossi, Marco Ragaini, Paola Parazzoli, Stella Brambilla, Diletta Colombo.

In ultimo permettetemi un saluto anche all'elfo Joseph.


lunedì 16 novembre 2015

Poesia e carattere




Cesena Comics, un incontro con gli insegnanti attorno alle parole scelte e pesate, al suono e al senso.
Ho portato i libri di poesia e anche la tenda. Ho lasciato nelle sue taschine tante poesie da regalare alla fine.
Abbiamo letto, ragionato.
 Ho seguito un programma preciso, in dieci punti. Anche se scritto così può sembrare elenco piuttosto assurdo.

La poesia è una tenda

La poesia è un apriscatole

La poesia è un acceleratore

La poesia è il dono fatto agli attenti

La poesia è un passaggio segreto

La poesia è una voce che viene da lontano

La poesia è un vetro tagliente

La poesia è una tana dentro il silenzio

La poesia è un quadernetto

La poesia è rincorrere il tuo carattere

Per ogni frase ho raccontato qualche esperienza di scrittura o letto dei versi miei, di altri, brani di autori che amo e dai quali ho preso in prestito il titolo o qualche suggestione speciale.
L'ultima frase ha dentro le parole di una bambina.
Sono tratte dal bellissimo libro di Franco Lorenzoni "I bambini pensano grande".
L'autore sta conversando (e registrando) con i suoi alunni. La discussione verte su una domanda importante: "Possiamo arrivare a conoscere davvero noi stessi, conoscere chi siamo?"
A un certo punto, una bambina di nome Marianna afferma: "Tu non puoi scoprire il tuo carattere, perché non è che in un punto si ferma, ed è quello per tutta la tua vita. No, continua. Tu devi rincorrere il tuo carattere".

Ecco, tra le altre cose ieri abbiamo scoperto che la poesia ci aiuta anche a fare questo.






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