giovedì 4 febbraio 2016

Finalmente qui





Ho iniziato a scrivere le brevi poesie di questo libro un paio di anni fa. Un piccolo gruppo. La sollecitazione è arrivata da amici che stavano avendo i loro bambini e così mi capitava di nuovo di prendere in braccio, cullare, accarezzare un neonato.
Un'esperienza che ho sempre cercato fin da quando, ancora piccina, chiedevo con insistenza di visitare l'asilo nido confinante la scuola dove insegnava mia mamma. Se mi veniva concesso di stare accanto a un bambino di pochi mesi io lo sentivo come una specie di miracolo.
Intorno ai sedici anni in edicola compravo tre riviste: Windsurf, Poesia e Insieme.
Ho avuto la mia prima bambina abbastanza presto secondo le statistiche attuali. Avevo ventiquattro anni quando è nata Beatrice. Desiderata moltissimo, attesa con l'inconscienza della prima volta, una lunga attesa piena di forza, energia, molta meraviglia e gratitudine per il mio corpo che fino a quel momento mi aveva portato qua e là, fatto andare in bicicletta, studiare, amare, correre e adesso riusciva pure in questa impresa.

Poco prima di partorire, senza cercarle, arrivarono alcune brevi poesie. Una specie di eccedenza di stupore e di mistero che aveva finito di lavorare in me e ora sentivo di voler dire anche fuori.
È accaduto lo stesso anche con gli altri due figli. Pochi versi in un tempo irripetibile.
Quando però sono nati, nel tempo della cura, allattamento, accudimento era come se le parole da scrivere sparissero. E sparissero per mesi e mesi. Semplicemente non scrivevo più versi per un  tempo che percepivo lunghissimo. Tutte le parole precipitavano in quella lingua sorprendente e allo stesso tempo simile alla litania che sentivo crescere e fluire ogni volta che avevo tra le braccia il mio bambino appena nato. Parole, paroline, sensate e prive si senso, parole dentro i baci, parole nelle orecchie, sui piedini, affondate nella pancia, nel solletico, sotto il collo, dietro la guancia. Invenzioni, tiritere. Tutte le parole finivano lì.

Il motivo era abbastanza semplice da capire. Lo dice anche questo un distico, l'unica poesia che ho scritto subito dopo una nascita, quella di Beatrice che ha inaugurato tutto.

Il pianto la fame la cura il sonno.
Il giorno ruota attorno a questo sole.


Il tempo della cura si prendeva gioiosamente tutto, interamente tutto. Anche la parola ruotava attorno a quel sole pieno di bisogno, sempre acceso.

Ora è arrivato questo libro. Quattordici brevi poesie pensate per neonati, i bambini sì, ma anche  mamme e papà che sono nati insieme a loro. È una breve raccolta per festeggiare alcune conquiste del primo anno. Con tenerezza e con fiducia.



Le immagini sono di Sualzo che ringrazio tanto per aver rivoluzionato il suo modo di disegnare cercando di trovare un punto di vista adatto. Quello del dettaglio e della minima distanza.
Insieme ringraziamo di cuore Stefania Costa, Angela Catrani, Alfonso Cuccurullo e l'editore Bacchilega che ha dato ascolto a quello che era ancora un desiderio.

Qui potete vedere un brevissimo booktrailer.




P.s.
Per grandi problemi durante la gravidanza, mia mamma ha dovuto vegliare tutto il mio primo anno con una preoccupazione costante, un cuore allarmato e una grande fiducia che potessi fare ciao, deglutire, afferrare, vedere, sentire, camminare.
Nel cuore dedichiamo questo libro a tutti i bambini per i quali il primo anno è pieno di ostacoli e pericoli. Forza forza forza.

(Ah, grazie mamma. Sempre).

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